CANTINE FLORIO
arte liquida in movimento

La storia del Marsala italiano inizia nel 1833, quando Vincenzo Florio (1799-1868) decide di acquistare un terreno situato tra gli opifici di Woodhouse e degli Ingham-Withaker. L’obiettivo era fissato dal principio: «costruire una fabbrica destinata alla manifattura di vini all’uso di Madera», come ancora veniva chiamato il Marsala a quell’epoca. Gli inizi furono difficili e i profitti scarsi, soprattutto a causa della concorrenza inglese, praticamente inossidabile. Ma già al volgere della metà del XIX secolo, il Marsala dei Florio cominciava a erodere il monopolio britannico. Vincenzo Florio aveva un progetto industriale grandioso, fin dagli esordi, che supportò grazie agli ingenti capitali accumulati con il commercio delle spezie, le tonnare, l’industria dello zolfo e una flotta mercantile in forte espansione.
Lo stabilimento Florio nacque dunque con i caratteri di un opificio contemporaneo, fornito delle migliori attrezzature dell’epoca, ordinato secondo precise regole produttive e, soprattutto, già dotato di tutte le accortezze per la “concia” del Marsala, ovvero il complesso processo di alcolizzazione e affinamento che era alla base del suo vero prestigio.
Mentre la loro flotta veniva utilizzata per penetrare i mercati americani, inglesi ed europei con crescente successo, il Marsala dei Florio conquistava l’Italia, una piazza in forte crescita, praticamente ignorata dagli inglesi. I profitti guadagnati venivano reinvestiti in ampliamenti e tecnologie, tanto che, all’altezza del 1880, la «fattoria vinicola» dei Florio aveva ormai raggiunto le dimensioni di un complesso enologico all’avanguardia, con accesso diretto al mare, grandi magazzini per lo stoccaggio, l’affinamento dei vini e un alambicco, per distillare in loco l’acquavite necessaria alla produzione di Marsala.